Nonostante la Corte di Cassazione, con la pronuncia n. 9141 del 19.05.2020, si sia espressa a favore del calcolo delle rimesse prescritte sul saldo del conto corrente previamente depurato degli addebiti illegittimi, la questione rimane ancora altamente controversa nella giurisprudenza di merito.

Recentemente, il Tribunale di Treviso, con la sentenza n. 1976/2022 dell’1.12.2022, ha espressamente dissentito da tale arresto  di legittimità, confermando l’orientamento già espresso dal Tribunale (con la sentenza n. 222/2022 del 14.02.2022) secondo il quale, così come il fatto che l’annotazione a debito sia stata effettuata in applicazione di una clausola invalida o mai pattuita non può condurre a ritenere che il dies a quo del termine possa essere posticipato dal momento del pagamento a quello dell’accertamento giudiziale della nullità, poiché la pronuncia ha carattere meramente dichiarativo e lo spostamento patrimoniale, dal solvens all’accipiens, ha avuto effettivamente luogo proprio con l’annotazione illegittima, anche il giudizio sulla qualificazione del versamento deve farsi secondo la situazione esistente alla data in cui è eseguito e non in funzione di scenari alternativi, ricavati a posteriori.

Quanto in oggetto  per le ragioni di cui in appresso:

  1. finchè l’errore o la fondatezza della contestazione del correntista non sono spontaneamente riconosciuti dalla banca o accertati in sede giudiziale, il saldo elaborato dalla banca continua a costituire l’unico riferimento rilevante per l’utilizzo del conto da parte del cliente;
  2. la possibilità di impugnare la nullità del contratto o di sue singole clausole e, più in generale, l’illegittimità degli addebiti non restituisce al versamento su conto scoperto lo scopo ed effetto di ripristinare la disponibilità anziché di ridurre puramente e semplicemente l’esposizione debitoria, poiché la nullità del titolo non fa venir meno l’uscita del  denaro  dalla sfera di controllo del cliente;
  3. la previa eliminazione dalla colonna “dare” del conto di tutti gli addebiti illegittimi sterilizzerebbe completamente la prescrittibilità dell’azione di ripetizione.

 

In ragione di quanto sopra il Tribunale conclude affermando che appare di gran lunga preferibile, ai fini dell’indagine sulla irripetibilità dei versamenti ultradecennali, l’utilizzo del c.d. “saldo banca”, anziché di quello “depurato” e che la prospettazione  del necessario utilizzo del saldo rettificato  in luogo delle originarie annotazioni contabili della banca appare destituita di fondamento.

Tale orientamento è stato, infatti, ribadito recentemente anche dalla Corte d’Appello di Venezia e dalla Corte d’Appello di Lecce.