La normativa in tema di abbattimento delle barriere architettoniche è dettata principalmente dall’art. 2 della Legge n. 13/1989 e successive modifiche.
La norma, in particolare, prevede che:
– Le deliberazioni che hanno per oggetto le innovazioni da attuare negli edifici privati dirette ad eliminare le barriere architettoniche sono approvate dall’assemblea del condominio, in prima o in seconda convocazione, con le maggioranze previste dal secondo comma dell’articolo 1120 del codice civile (è valida la deliberazione approvata con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti ed almeno la metà del valore dell’edificio).
– Nel caso in cui il condominio rifiuti di assumere, o non assuma le deliberazioni entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto, i portatori di handicap, ovvero chi ne esercita la tutela o la potestà, possono installare, a proprie spese, servoscala nonché strutture mobili e facilmente rimovibili e possono anche modificare l’ampiezza delle porte d’accesso, al fine di rendere più agevole l’accesso agli edifici, agli ascensori e alle rampe dei garages.
– Resta salvo il disposto dell’art. 1121, comma 3, c.c. per cui i condomini possono in qualunque tempo partecipare ai vantaggi dell’innovazione, contribuendo alle spese di esecuzione e manutenzione dell’opera.

Ne deriva che, se il condominio tempestivamente delibera ed approva le misure idonee all’abbattimento delle barriere architettoniche si avrà la ripartizione della spesa tra i condomini secondo i millesimi di relativa spettanza.
Viceversa, se il condominio in assemblea non approva l’innovazione, secondo le maggioranze previste, la tutela delle esigenze del condomino disabile sarà comunque garantita dall’art. 1102 c.c. secondo cui ciascun condomino può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa (sul punto conferma Cass. 31462/2018 “(..)ove non debba procedersi ad una ripartizione di spesa tra tutti i condomini, per essere stata la spesa relativa alle innovazioni di cui si tratta, assunta interamente a proprio carico da un condomino, trova, comunque, applicazione la norma generale di cui all’art. 1102 c.c., che contempla anche le innovazioni, ed in forza della quale ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, a condizione che non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri condomini di farne uguale uso secondo il loro diritto, e, pertanto, può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa comune”.).