In primis  è bene chiarire che la sentenza delle S.U. del 6.04.2023 n. 9479 si applica solo relativamente a chi riveste la qualifica di consumatore: quanto in oggetto poiché la Suprema Corte è stata chiamata ad enunciare il principio di diritto nell’interesse della legge, ai sensi dell’art. 363 c.p.c., in ordine alla situazione “di grave incertezza interpretativa determinata dalle quattro recenti sentenze del 17.05.2022 della Corte di Giustizia, tutte relative ad analoghe vicende  (esame di ufficio in ordine all’assenza di clausole abusive in contratto concluso tra professionista e consumatore), inerenti le sorti del giudicato nazionale dinanzi alla normativa Eurounitaria qualificata inderogabile dalla CGUE”.

Più in particolare, la pronuncia delle Sezioni Unite ha avuto ad oggetto il rispetto del principio di effettività della tutela giurisdizionale dei diritti riconosciuti al consumatore dalla direttiva 93/13/CEE, concernente le clausole abusive dei contratti stipulati tra un professionista ed un consumatore.

E’, quindi, necessario chiarire, in via preliminare, se il garante sia o meno consumatore.

Ove il garante non sia consumatore non si pone alcun problema in ordine alla eventuale presenza di clausole abusive in quanto la mancata tempestiva proposizione dell’opposizione a decreto ingiuntivo preclude la possibilità al soggetto non consumatore di rimettere in discussione l’efficacia esecutiva del decreto ingiuntivo.

Ove il garante rivesta, invece, la qualifica di consumatore è necessario valutare se la fideiussione sottoscritta presenti o meno le tre note clausole oggetto dell’accertamento di Banca d’Italia del 2.05.2005 e delle relative sentenze della Cassazione sulle conseguenze derivanti dall’applicazione uniforme del modello di garanzia contenente tali clausole (Cass. 12.12.2017 n. 29810; Cass. 22.05.2019 n. 13846; Cass. SU 30.12.2021 n. 41994).

Laddove sia accertato che  la garanzia  prestata  da un  consumatore preveda tali clausole, è opportuno, in secondo luogo, esaminare in quale epoca sia stata sottoscritta:  l’accertamento compiuto da Banca d’Italia ha avuto ad oggetto, infatti,  il modello ABI 2003 e, quindi, si ritiene che possa costituire prova privilegiata della condotta anticoncorrenziale tenuta da un Istituto di Credito (cfr. Cass. 22.05.2019, n. 13846) solo relativamente alle fideiussioni sottoscritte tra il 2003 ed il 2005, essendosi, successivamente a tale data, gli Istituti di credito per lo più adeguati a quanto previsto nel noto provvedimento 55/2005.

Qualora  la fideiussione risulti sottoscritta nel periodo compreso tra il 2003 ed il 2005, è necessario, in terzo luogo, analizzare se le note tre clausole abbiano o meno trovato concreta applicazione nello specifico  perché solo in tale eventualità  si potranno avere conseguenze sull’efficacia del titolo esecutivo.

Avviata l’esecuzione contro il garante, compete, quindi,  al G.E. assegnare termine alla Banca esecutante e/o intervenuta con titolo per la produzione della fideiussione alla base del credito.

Ove quest’ultima presentasse le tre clausole conformi al surricchiamato modello ABI, il G.E., in base a quanto previsto dalla nota sentenza  del 6.04.2023, informerà le parti ed avviserà il debitore esecutato che entro 40 giorni potrà proporre eventuale opposizione tardiva a decreto ingiuntivo ex art. 650 c.p.c. per fare accertare (solo ed esclusivamente) l’eventuale abusività delle clausole, con effetti sull’emesso decreto ingiuntivo.

L’esecuzione rimarrà, quindi, sospesa fino alle determinazioni del giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo.

Ove, invece, il debitore proponesse, fin da subito, opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., al fine di far valere l’abusività di una clausola, il G.E. la riqualificherà in termini di opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c. e rimetterà la decisione al giudice di questa.

Sostanzialmente, quindi, l’avvio dell’esecuzione, in presenza di una fideiussione sottoscritta da consumatore nel periodo oggetto di accertamento della Banca d’Italia, espone la Banca al rischio di una possibile  opposizione tardiva al decreto ingiuntivo da parte del garante esecutato, il quale avrà, peraltro, l’onere di dimostrare  la propria qualifica di consumatore e cosi pure la diffusione uniforme nel periodo del modello di fideiussione sottoscritto.

Anche nell’ipotesi in cui siano  soddisfatti detti presupposti, l’opposizione potrebbe, comunque, essere rigettata nel merito ed avere, quindi, un esito positivo per la Banca ove l’opponente non adempisse il proprio onere probatorio in ordine anche alla concreta applicazione delle tre clausole abusive nel caso  specifico.

Di conseguenza, si ritiene che la Banca, in possesso di un titolo esecutivo giudiziale (decreto ingiuntivo) contro un  garante  sia ora tenuta, a seguito della pronuncia delle Sezioni Unite del 06 aprile 2023, a compiere una valutazione preliminare sulla regolarità della fideiussione alla base del titolo, sulla qualifica o meno di consumatore del garante, sulla possibilità che il giudice dell’esecuzione assegni al debitore il termine per la proposizione dell’opposizione tardiva al decreto ingiuntivo, sulla possibilità che tale giudizio venga effettivamente introdotto dal garante nonché, infine, sul probabile esito dell’eventuale giudizio di opposizione.