Uso del telefono cellulare alla guida; è legittima la multa inflitta anche senza telefonare

È possibile impugnare una multa per uso del telefono alla guida quando questo, non utilizzato, è stato semplicemente visto nelle mani del conducente durante la marcia?

Per rispondere alla domanda occorre prendere le mosse dalla disciplina dettata dal codice della strada e, più precisamente, dall’art. 173 laddove al secondo comma prevede che: “E’ vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici (es: smartphone, computer portatili, notebook, tablet e dispositivi analoghi che comportino anche solo temporaneamente l’allontanamento delle mani dal volante) ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle forze armate e dei Corpi di cui all’articolo 138, comma 11, e di polizia. È consentito l’uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguate capacità uditive ad entrambe le orecchie che non richiedono per il loro funzionamento l’uso delle mani”.

La norma richiamata, al fine di garantire la massima attenzione dell’automobilista durante la guida ed il pieno controllo del veicolo, vieta quindi ogni utilizzo di apparecchi tecnologici che comportino anche solo temporaneamente l’allontanamento delle mani dal volante.

Ne deriva che, indipendentemente dall’uso che se ne dovesse fare, essere colti con il telefono in mano durante la marcia legittima il pubblico ufficiale ad irrogare la sanzione.

Vale la pena precisare che per “far uso durane la marcia”, si intende non solo il momento in cui il veicolo è in movimento ma anche la situazione di “arresto” dovuta ad esigenze della circolazione, come per esempio l’attesa ad un incrocio semaforico (conferma ciò la Sent. Cass. 23331/2020 secondo cui “Il divieto, posto dall’art. 173, comma 2, cod. strada, di fare uso di apparecchi radiotelefonici durante la marcia permane nel caso di arresto del veicolo dovuto – come nell’ipotesi di impegno di un incrocio, in attesa del passaggio delle vetture con precedenza e con obbligo di sgomberare l’area nel più breve tempo possibile – ad esigenze della circolazione, risiedendo la “ratio” di tale prescrizione nella necessità di impedire comportamenti in grado di provocare una situazione di pericolosità nella circolazione stradale, inducendo il guidatore a distrarsi ed a non consentire di avere, con certezza, il completo controllo del veicolo in movimento”).

Assodata la portata ed il contenuto precettivo della norma del CdS, ci si interroga ora su come fare per eventualmente vincere la parola del Vigile Urbano, del Poliziotto o di qualsiasi altro Pubblico Ufficiale a ciò abilitato, qualora si affermi che la contestazione della multa sia originata da un’erronea valutazione/percezione della situazione fattuale esistente al momento della presunta violazione delle norme del Codice (ciò può accadere ad esempio se si sostiene che, nel momento in cui si è stati visti dal Vigile, si aveva tra le mani la custodia degli occhiali anziché lo smartphone).

Premesso che nel nostro ordinamento la parola del Pubblico Ufficiale gode di una fede privilegiata accordata direttamente dalla legge all’atto pubblico (ossia l’atto redatto da un Pubblico Ufficiale, come può essere il Vigile Urbano), che fa piena prova fino a querela di falso dei fatti che il P.U. attesta essere avvenuti in sua presenza, al fine di poter compiutamente contestare i fatti riportati nel verbale della multa sarà necessario – oltre ad impugnare la multa con ricorso al giudice di pace nei 30 giorni successivi alla notifica/contestazione – dar ulteriormente corso al procedimento di querela di falso.

Il procedimento di querela di falso è per l’appunto l’unico procedimento utilizzabile al fine di dimostrare che le affermazioni riportate dal Pubblico Ufficiale nel verbale di contestazione sono false.

Ai sensi dell’art. 221 c.p.c. la querela dovrò contenere, a pena di nullità, l’indicazione degli elementi e delle prove della falsità, e dovrà essere proposta personalmente o a mezzo di procuratore speciale; in tale procedimento, per vincere la parola del P.U., si potrà utilizzare qualsiasi mezzo di prova.

In ordine alla necessaria attivazione del procedimento di querela di falso si riporta un estratto della recente sentenza Cass. 10870/2018, secondo cui: “Per contestare l’efficacia probatoria del verbale, l’unico rimedio era la querela di falso, che consente di verificare la correttezza dell’operato del pubblico ufficiale ed ogni questione attinente l’alterazione del verbale, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali”.