Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza all’art. 56 norma il piano attestato di risanamento, istituto già previsto dalla precedente Legge fallimentare all’art. 67, comma 3, lett. d). Si tratta di strumento negoziale stragiudiziale di regolazione della crisi d’impresa rivolto all’imprenditore in stato di crisi o di insolvenza; egli potrà proporre ai creditori un progetto che appaia idoneo a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria. Come già previsto dalla disciplina previgente, un professionista indipendente deve provvedere all’attestazione della veridicità dei dati aziendali  e della fattibilità economica del piano. L’imprenditore potrà, dunque, raggiungere un accordo con uno o più creditori diretto alla rinegoziazione dei debiti in esecuzione di quanto previsto nel piano. Quello che lo distingue da un normale accordo stragiudiziale è la stabilità conferita agli atti posti in essere in esecuzione del piano stesso: essi vanno esenti da revocatoria e da procedimenti penali per il reato di bancarotta. I vantaggi principali sono l’assenza di un controllo giudiziale preventivo, la riservatezza dello strumento, l’assenza di alcuna forma di spossessamento.